Tutti i materiali sulla Conferenza programmatica

Napoli, 8 aprile 2017

I temi della Conferenza e i contributi dei coordinatori

È stata una giornata di sana e buona politica, analisi e approfondimento. Abbiamo scelto e discusso sul significato di 21 parole delle parole che più ci rappresentano, le trovate qui in basso, elencate una dopo l’altra: ognuna riassume una nostra posizione, il nostro punto di vista.
Abbiamo chiesto il vostro aiuto con un form su questa pagina, avete risposto in tantissimi: sotto ogni parola trovate il contributo del coordinatore del tavolo virtuale, che ha sintetizzato tutte le vostre idee ed elaborato le vostre proposte, diventate parte integrante e fondamentale della Conferenza programmatica di Napoli.
Questa sezione è in continuo aggiornamento, stiamo pubblicando i contributi dei coordinatori man mano che ci arrivano.

  • L’ambiente, la conversione ecologica, è la migliore opportunità di sviluppo, benessere e buona occupazione per l’Italia
  • Ridurre il consumo di combustibili fossili, migliorare l’efficienza energetica, riprendere lo sviluppo delle fonti rinnovabili
  • Estendere a tutto il Paese livelli elevati di raccolta differenziata, potenziare il riciclo, combattere lo spreco alimentare, puntare su una mobilità sostenibile
  • Approvare la legge per fermare il consumo di suolo, introducendo un principio semplice: non si può costruire il nuovo senza prima rigenerare e riutilizzare il vecchio
  • Accelerare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato e un programma pluriennale di prevenzione e messa in sicurezza sismica e idrogeologica delle città e delle zone a rischio
  • La mafia non ha vinto, ma non ha nemmeno perso. Per questo è necessario rilanciare un’antimafia sociale, che oggi vive una drammatica perdita di credibilità, condurre una battaglia culturale e politica per la legalità e lo sviluppo, nelle aree a tradizionale insediamento mafioso e nelle frontiere dove l’economia mafiosa si incunea
  • Focalizzare l’attenzione delle istituzioni (come stiamo facendo con gli Stati generali della lotta alla criminalità organizzata) sulle nuove evoluzioni del fenomeno mafioso
  • Concentrarsi e prevenire i rischi di “vulnerabilità” del sistema, nei diversi ambiti della vita economica, sociale, politica e istituzionale, per chiudere le “crepe”, i “varchi” che le organizzazioni criminali riescono ad aprire o attraverso cui riescono a inserirsi
  • Le città e i territori sono il luogo delle idee nuove, dell’alleanza fra politica e scienza, della sintesi fra culture, della creatività, della partecipazione. Dobbiamo tornare a investire in modo intelligente sulle nostre città, per affrontare le grandi trasformazioni economiche e urbanistiche
  • Ridurre le distanze delle “periferie” fisiche e sociali da un “centro” lontano nello spazio, nell’economia, nella politica
  • La rigenerazione urbana sarà il motore di sviluppo e la frontiera concreta di uguaglianza. Una mobilità sostenibile, a basse o nulle emissioni, più elettrica, più basata sul ferro, sul trasporto condiviso, per rendere le città maggiormente vivibili, sane e con meno traffico
  • Favorire, con una legislazione urbanistica semplificata e incentivi fiscali, il social housing, in un partenariato pubblico-privato in cui i Comuni conservano la regia delle politiche per l’accesso alla casa
  • È tempo di un nuovo grande investimento di fiducia sui Comuni. Superare il sistema ipercentralista dei tagli lineari, porre maggiore attenzione alla virtuosità dei comportamenti, scommettere sulla sussidiarietà
  • Ripristinare l’autonomia organizzativa e superare blocchi e limitazioni sul personale: per ogni dipendente che esce, bisogna assumere un altro, in settori strategici
  • È necessario stabilizzare l’assetto finanziario e istituzionale degli enti locali rivedendo la Legge Delrio, per definire in modo più omogeneo le funzioni di area vasta in rapporto alle regioni e garantire il finanziamento integrale a costi standard dei servizi che le nuove province e le città metropolitane sono chiamate a gestire
  • Politiche per favorire i piccoli comuni delle aree interne e rilanciare il processo di gestione associata delle funzioni, seguendo la strada indicata dall’ANCI
  • La democrazia è una forma di governo minoritaria nel mondo e riguarda solo il 40% della popolazione. Anche in Occidente è in corso una recessione democratica. Lottare contro le disuguaglianze significa difendere la democrazia, includere chi si sente ai margini del processo democratico
  • Dopo la sconfitta del 4 dicembre e la bocciatura dell’Italicum, approvare una nuova ed efficace legge elettorale, con collegi uninominali e premio di maggioranza
  • La democrazia non si esaurisce nel voto: per rilegittimare le scelte delle istituzioni la via è una democrazia partecipativa e deliberativa, un “dibattito pubblico” che coinvolga cittadini, comunità locali e interessi diffusi
  • Una legge sui partiti e una legge sulle lobby: pubblicare la lista dei finanziatori privati di partiti e fondazioni per donazioni superiori a mille euro, senza limiti di privacy
  • Oggi è in gioco la civiltà dei diritti. E dobbiamo reagire. Far vivere una nuova stagione dei diritti e delle libertà. Con la legge contro il caporalato abbiamo affermato la dignità. Con le unioni civili abbiamo compiuto un primo passo verso la piena uguaglianza e la lotta contro ogni discriminazione
  • Prossimi passi: la legge sul fine vita va approvata al più presto; riforma complessiva della normativa sulle adozioni e sulla responsabilità genitoriale; nuovo approccio sulle droghe basato su riduzione del danno e abbandono di logiche proibizionistiche; introdurre il reato di tortura, che non può più attendere
  • Promuovere una piena cittadinanza di genere: eliminare le discriminazioni, applicare la legge 194 ovunque, combattere la violenza di genere, affermare i diritti delle donne e il “bilancio di genere”
  • Rafforzare le politiche di integrazione e accoglienza dei migranti, coniugando umanità e sicurezza; approvare subito la nuova legge sulla cittadinanza basata sullo ius soli
  • A 60 anni dalla sua nascita, l’Unione europea rischia di dissolversi. L’Europa è in mezzo al guado. Ma, come diceva Jean Monnet, “non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento”. È tempo di rilanciare il processo di unità europea, con politiche di integrazione e convergenza
  • Rilegittimare, democraticamente, le istituzioni europee, anche attraverso l’elezione diretta del Presidente della Commissione; costruire una vera difesa comune europea per difendere la pace; promuovere una grande politica per l’area mediterranea, oltre la gestione, peraltro insufficiente, dei flussi migratori
  • Tassazione comune delle transazioni finanziarie e delle multinazionali per creare un’assicurazione europea contro la disoccupazione
  • Profonda revisione del Fiscal compact: fine dell’austerità e più spazio per gli investimenti strategici. Il Piano Juncker deve diventare un New Deal europeo
  • Un congresso del PSE sui valori di fondo in cui si confrontino tutti gli iscritti ai partiti membri, per dire basta ai falchi del rigore e ai costruttori di muri
  • Il fisco come strumento di crescita e inclusione sociale. In questi anni, la pressione fiscale è diminuita ma è mancato un disegno coerente. Spostare il carico fiscale dal lavoro e dalla produzione verso la rendita e riaffermare il principio costituzionale della progressività dell’imposizione fiscale rispetto al reddito
  • Una revisione complessiva dell’Irpef, riducendo il carico sui redditi delle famiglie, a partire da quelle più povere e con figli fino a quelle del ceto medio
  • La lotta all’evasione ha bisogno di un patto con il contribuente. Nessun condono è ammissibile. Estensione dei mezzi di pagamento elettronico e bancario
  • Il nostro nemico sono i grandi colossi che evadono ed eludono, lucrando sulla concorrenza fiscale degli Stati. Abbiamo bisogno di un fisco europeo contro la concorrenza dannosa, le frodi tributarie e l’evasione
  • In questi anni, la deriva securitaria è stata inarrestabile. Anche a sinistra abbiamo sostituito la questione sociale con la questione giudiziaria. Le questioni della giustizia sono state ridotte ai problemi della giustizia penale, nella forma dello scontro perenne tra magistratura e politica
  • Noi abbiamo orientato gli sforzi sul miglioramento della giustizia civile, anche dando voce alla rappresentanza del vasto mondo dell’avvocatura, consentendo all’Italia di risalire la classifica globale di competitività del sistema, Doing Business della Banca mondiale: dobbiamo proseguire su questa strada
  • Molto abbiamo fatto per ridurre il sovraffollamento carcerario, ma non tutto. Ma serve un cambiamento più profondo, sulla stessa cultura della pena. Coloro che gridano “più pene! più carcere!” non si accorgono che il nostro Paese è fra quelli con il tasso più alto di recidiva in Europa. Serve un’altra strada, che tenga insieme sicurezza e umanità
  • Interi popoli in cammino non sono un’emergenza, sono la rivoluzione del nostro tempo. La nostra sfida è rispondere alle paure rafforzando le politiche di integrazione e accoglienza, coniugando umanità e sicurezza
  • I nuovi italiani esistono già, in cinque milioni pagano le tasse e sostengono il nostro welfare producendo il 9% del PIL. Anche per questo approvare la nuova legge sulla cittadinanza basata sullo ius soli è un dovere
  • Pretendere che l’Europa faccia di più insieme all’ Italia. Il Migration compact va nella giusta direzione. Per affrontare il dramma dei profughi: lotta alla tratta dei migranti, cooperazione con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, corridoi umanitari e ingressi protetti per i richiedenti asilo.
  • Per superare l’emergenza e le sfide dell’immigrazione non servono i muri. Serve costruire i ponti della pace e dello sviluppo
  • L’innovazione tecnologica è una straordinaria opportunità per recuperare gli storici gap di produttività dell’economia italiana. Serve uno Stato strategico, flessibile e intelligente che promuova l’innovazione per rilanciare lo sviluppo del Paese
  • Occorre sostenere l’intera filiera dell’innovazione, ma anche indirizzarla. Non limitandosi dunque ad incentivi fiscali, ma facendosi carico di un governo attivo dei programmi di ricerca, favorendo lo sviluppo di start-up giovanili secondo un modello di open innovation inclusivo
  • Un nuovo “IRI della conoscenza” per la ricerca applicata mirata al sistema produttivo, in coerenza con le vocazioni dell’economia Italia
  • Apriamo pure il dibattito sulla web tax e sulla tassazione dei robot: noi continuiamo a credere che sia più giusto tassare la ricchezza, non la tecnologia
  • Se l’uguaglianza arretra nella società a pagare sono i più fragili, i bambini, i cittadini di domani. La povertà minorile, la povertà educativa, la dispersione scolastica, la mancata formazione stanno falciando la parte meno fortunata dei giovani. L’Italia già fa pochi figli, non possiamo perdere un quarto dei nostri ragazzi perché poveri
  • Nelle aree dell’esclusione e nel Mezzogiorno c’è bisogno di servizi di qualità per la prima infanzia sul modello dei migliori del Paese, di scuola di base a tempo pieno, di zone di educazione prioritaria nei quartieri critici
  • Favorire la ripresa della natalità, rilanciando il welfare e alleviando il carico fiscale sulle famiglie con minori; combattere la povertà a partire da quella minorile (sradicarla in tre anni); promuovere reali ed efficaci politiche di conciliazione
  • È la carenza di lavoro di qualità la prima fonte di riproduzione delle ingiustizie e di aggravamento dei divari nel nostro Paese. Il nostro obiettivo primario è creare lavoro buono, per giovani e donne, soprattutto al Sud: investimenti strategici e riapertura dei canali di accesso alla Pubblica Amministrazione
  • Una revisione profonda del Jobs Act: correggere la regolamentazione dei licenziamenti collettivi e disciplinari e rivedere la normativa sul lavoro accessorio e sugli appalti
  • Investire davvero sulle politiche attive: servizi per l’impiego e formazione professionale
  • Aumentare produttività e salari, abbattere le differenze di genere e generazionali nell’accesso al lavoro e nella retribuzione
  • Valorizzare il lavoro in tutte le sue forme: carta dei diritti universali del lavoro, statuto del lavoro autonomo, legge sulla rappresentanza, i lavoratori nella governance delle aziende
  • Viviamo un’era dell’incertezza, in cui il Presidente cinese elogia la globalizzazione e il protezionismo torna in auge
  • Nel mondo c’è una nuova questione democratica. Emergono nuovi giganti, pubblici e privati, nel secolo in cui l’Europa rischia di essere un nano demografico
  • Per svolgere un ruolo nel mondo, il nostro compito è definire l’interesse nazionale italiano, a partire dal Mediterraneo
  • Mai come oggi la politica estera tocca da vicino i cittadini, dalla sicurezza alla tecnologia, dall’immigrazione al commercio. Mai come oggi pensare il mondo è essenziale per riunire l’Italia.
  • Fare della civiltà della salute, della cura, del benessere un modello distintivo di crescita e innovazione dell’Italia
  • Il sistema sanitario nazionale rimane uno dei più avanzati d’Europa per qualità ed efficienza, ma restano grandi divari e grandi sfide
  • Il modello di intervento pensato per l’ospedale non ha sviluppato adeguatamente un’idea più larga di “salute in tutte le politiche”. E non affronta una modernizzazione vera delle politiche di territorio
  • Dobbiamo investire in nuove reti sanitarie e sulla tecnologia sanitaria, data l’importanza del comparto produttivo in senso lato (farmaceutica, apparecchiature biomedicali e medical device, forniture mediche-sanitarie), anche per ripensare un’efficiente diffusione dei presidi sanitari in tutto il territorio nazionale
  • La scuola non può essere trasformata dall’alto, bisogna dialogare con i docenti, le famiglie, le università, il sindacato, le imprese, i cittadini: la “Buona scuola” non ha costruito un patto educativo condiviso
  • Nei prossimi cinque anni quasi la metà dei docenti universitari andrà in pensione. È l’occasione per una grande campagna di reclutamento e formazione. Una priorità è il rinnovo dei contratti e l’adeguamento della retribuzione dei docenti al loro ruolo sociale
  • È tempo di riparare, di sanare la frattura con il mondo della scuola, che è stato storicamente l’alleato più prezioso, nella società civile, per i nostri valori
  • Lo Stato è sociale. Rilanciare il welfare per promuovere l’inclusione sociale ma anche come bacino di crescita occupazionale, di qualità, specie per le donne
  • Serve una strategia di sviluppo “produttivo” del welfare, con un piano strategico di investimenti sociali – sanità, scuole, asili, strutture ad alta integrazione socio-sanitaria, servizi per la non autosufficienza – mobilitando risorse pubbliche, nazionali ed europee, e investitori “pazienti”
  • Rafforzare e valorizzare gli operatori del welfare e del terzo settore, in quanto portatori di competenze e capacità di alto livello
  • Sradicare in tre anni la povertà assoluta con il “reddito di connessione” (800 euro in media per una famiglia di tre persone) e servizi sociali, educativi e di reinserimento lavorativo
  • Lo sport non è soltanto competizioni, risultati, profitti. Lo sport è salute, integrazione, cittadinanza. Serve una politica coordinata per farlo diventare un volano del benessere e dell’economia, un settore strategico per la crescita dell’occupazione giovanile
  • Rivedere l’intero impianto del sistema sportivo italiano, valorizzando il radicamento territoriale e il legame con le collettività all’interno di una cornice unitaria e uniforme per risolvere la frammentazione esistente nelle varie realtà regionali
  • Procedere a una semplificazione e a una razionalizzazione normativa per dar vita a una riforma organica dello sport che si ponga obiettivi come l’inclusione e la coesione sociale, la salute e il benessere e la valorizzazione dell’associazionismo sportivo
  • A Sud si sommano e si combinano tutte le faglie di disuguaglianza che attraversano la società: sociali, generazionali e di genere, di sapere, di cittadinanza, di opportunità. Unire l’Italia è la condizione per la sua ripartenza. Il Mezzogiorno è il luogo dove attivare il potenziale di crescita inespresso
  • Il Sud è attuale. Non solo per le sue molte eccellenze, ma perché è “reattivo” se si investe: maggiore capacità degli investimenti pubblici nell’area di generare reddito e occupazione
  • Il Sud ha grandi potenzialità e vantaggi competitivi: dall’energia alla logistica, dall’agroalimentare all’industria culturale. Portare l’Alta velocità al Sud non può essere un’eresia
  • Un disegno di sviluppo cammina solo se è capace di mobilitare forze, energie, di coinvolgere, di includere, di far partecipare. La formazione di una nuova classe dirigente al Sud, ma non solo, deve essere il nostro assillo
  • Il nostro Paese dal 2014 è uscito dalla recessione, ma la ripresa è fragile. In Europa siamo in coda. A tre anni di distanza, serve una vera svolta per lo sviluppo. Le riforme strutturali da completare e, in qualche caso, correggere, da sole non bastano. Il rilancio degli investimenti pubblici e privati e le politiche industriali del XXI secolo sono le chiavi per rilanciare lo sviluppo sostenibile e l’innovazione inclusiva
  • Riportare gli investimenti pubblici al livello di prima della crisi. Sapere e sociale, infrastrutture e reti, ambiente e ricostruzione sono gli assi strategici di una nuova grande stagione di intervento pubblico, per mobilitare investimenti privati
  • Recuperare risorse dall’enorme evasione fiscale (stimata in 110 miliardi annui, di cui 40 per la sola IVA), intensificare la revisione mirata della spesa, sfoltendo la giungla delle 799 agevolazioni fiscali in vigore, tassare in misura più stringente il gioco d’azzardo
  • Rafforzare la vigilanza sulle banche, favorire il credito alle piccole e medie imprese e difendere i risparmiatori, limitare i rischi che possono assumere e inasprire le sanzioni contro chi commette illeciti
  • Studiare non è mai inutile, è la principale leva di sviluppo; ma in Italia la struttura produttiva richiede poco capitale umano qualificato e investe poco in conoscenza e ricerca
  • Il primo passaggio è aumentare i fondi, con alcune priorità: le tasse universitarie e il welfare studentesco; il delicato nodo della ricerca e del reclutamento; la riduzione del divario regionale che si è paurosamente allargato.
  • L’accesso all’università deve tornare equo e omogeneo, potenziando borse di studio per coprire tutti gli idonei e alloggi per chi viene da famiglie disagiate
  • Tornare a investire nella ricerca scientifica, mettere in rete i centri di eccellenza per valorizzare i giovani di talento e diffondere cultura e sapere nell’economia e nella società

 

I coordinatori
Guido Alpa (Giustizia), Alessandro Aresu (Mondo), Francesca Balzani (Fisco), Donata Bianchi (Infanzia), Amedeo Bianco (Salute), Maria Chiara Carrozza (Innovazione), Vannino Chiti (Democrazia), Cesare Damiano (Lavoro), Emanuele Felice (Sud), Paolo Guerrieri (Sviluppo), Franco La Torre (Antimafia), Sergio Lo Giudice (Diritti), Pierfrancesco Majorino (Sociale), Walter Tocci (Università), Alessia Mosca (Europa), Simone Negri (Comuni), Marco Pacciotti (Immigrazione), Edo Ronchi (Ambiente), Marco Rossi-Doria (Scuola), Salvatore Sanzo (Sport), Luca Zevi (Città).
I responsabili tematici
Responsabili tematici del Comitato nazionale: Claudia Bastianelli (Pari opportunità), Paolo Beni (Terzo settore), Massimo Cialente (Enti locali), Susanna Cenni (Made in Italy), Massimo Fiorio (Agricoltura), Tommaso Giuntella (Reti digitali), Giuseppe Lauricella (Istituzioni), Eugenio Marino (Italiani all’estero), Michele Masulli (Giovani), Giorgio Merlo (Associazionismo), Emma Petitti (Enti locali), Daniele Viotti (Pd in Europa).

Responsabile programma
Cesare Damiano
Responsabile progetto
Giuseppe Provenzano

I video della Conferenza programmatica