Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni

Andrea Orlando

Mi sono candidato a guidare il Partito democratico per responsabilità e per passione. Perché il progetto del partito che dieci anni fa, con molti di voi, ho contribuito a fondare mi è parso irrimediabilmente a rischio, e con esso una speranza per l’Italia che non possiamo smarrire. In queste settimane, mentre avremmo dovuto discutere di come sanare le fratture sociali emerse dal referendum del 4 dicembre scorso, ci siamo divisi noi. Non abbiamo ancora una cultura nuova e condivisa all’altezza delle sfide del nostro tempo, e stiamo rischiando di smarrire anche l’eredità migliore delle grandi ispirazioni ideali del cattolicesimo democratico e del socialismo italiano: la capacità di unirsi nei momenti difficili della vita della Repubblica. Oggi è uno di quei momenti. Abbiamo bisogno di costruire un nuovo centrosinistra, di cui un Pd forte e plurale sia il perno, per sconfiggere la nuova destra nazionalista e populista. Io mi sono candidato per restituire una parte di quello che ho imparato nella mia vita politica, e che ho cercato di praticare da amministratore e uomo di governo: la capacità di ascoltare e di coinvolgere. “Una casa divisa non può reggere”, diceva Abramo Lincoln. Non può reggere il Paese, non può reggere il partito. Oggi è tempo di unire e riparare, di tessere e ricucire. È un lavoro complicato, a cui bisogna dedicarsi a tempo pieno. Rappresentare il Pd, a ogni livello, deve tornare ad appassionare e, perché no, a divertire.

Quello che vi propongo, insomma, è di ridurre le distanze. Quelle economiche, sociali, culturali. E anche le distanze tra di noi. Non ci sono ricette facili, non basteranno gli slogan. Vorrei che questi giorni di congresso siano l’occasione per far crescere un progetto, coinvolgendo i molti italiani che possono guardare ancora noi e riconoscersi. L’Italia è un Paese bellissimo, ma è anche un Paese che continua a soffrire. Ha grandi risorse inespresse, il nostro lavoro è farle uscire allo scoperto, mobilitandole verso una riscossa civile e sociale. Questa riscossa può avvenire soltanto con i piedi ben piantati in Europa, non solo perché là si collocano le nostre radici, ma soprattutto perché là sta il nostro avvenire, la dimensione minima per combattere l’ingiustizia e difendere la pace.

Avrei voluto ci fossero altre regole in questo congresso, per confrontarci meglio tra di noi e con gli italiani. E avrei voluto più tempo. Ma non mi sono opposto alla data del 30 aprile. È una data che significa molto. In quel giorno, 35 anni fa, venivano uccisi Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Vorrei che quel giorno si aprisse una pagina nuova per il Pd e per il centrosinistra.

Buon congresso a tutte e a tutti noi,